Lex Operators. All together for women victims of intimate partner violence
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PROGETTO LEXOP  
 

LEXOP
Gli operatori della legge tutti insieme per le donne vittime di violenza nelle relazioni di intimità

Durata del progetto: 1 marzo 2011 – 28 febbraio 2013

Commissione Europea – Direzione generale Giustizia, Libertà e Sicurezza Programma Daphne 3 (2007-2013) Cofinanziamento: euro 529.602.
Prevenire e contrastare la violenza contro donne e minori e proteggere vittime e gruppi a rischio

Call priorities: capacity building of law enforcement agents and legal pratictioners related to intimate partner violence

Proponente:
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
CIRSFID - Struttura di riferimento
Maria (Milli) Virgilio – Responsabile scientifica
- Carla Faralli
- Susi Pelotti
Altri Docenti impegnati:
- Desirée Fondaroli
- Renzo Orlandi
- Chiara Sebastiani
ARIC - Monica Russo, Manager, e Alessia Franchini

Partner:
IT Comune di Bologna
IT Comune di Torino
IT Milano. Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico
IT Bologna.Associazione Orlando
IT Torino.Associazione Donne& Futuro
ES Barcelona. Generalitat of Catalunia – Secretariat of Security
DE Fulda County / Landkreis Fulda – Fresausschuss Violence and Protection Assessment Centre
GR Atene. Dimitra Institute of Training and Development
GR Atene. Center for Resarch on Women Issues CRWI

Partner associati:
IT Modena. Scuola interregionale di Polizia Locale
IT Torino. DEMETRA – Centro dell’Ospedale San Giovanni Battista (Ospedale Le Molinette)
IT Milano.SVS Donna aiuta donna Onlus
FR Bordeaux. Centre Hospitalo-Universitarie (CHU) de Bordeaux
IT Bologna. Ass. GIUdIT Giuriste d’Italia
ES Barcelona. Hospital Clinic
ES Barcelona. TAMAIA. Dones contra la violencia. SCCL Associazione
DE Hesse Department of Labour, Family and Health, Hessisches Ministerium fur Arbeit, Familie und Gesundheit

Aderenti sottoscrittori di lettera di intenti:
IT Roma. ANCI
IT Bologna. UDI
IT Bologna. Fondazione Forense
IT Bologna. AUSL. Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna Azienda Unità Sanitaria Locale di Bologna
IT Forlì. Centro delle donne del Comune
IT Torino. Cerchio degli Uomini Associazione
DE DJB – German Women Lawyers, Association Commission on Criminal Law, Violence against Women and Children
DE Fulda, Hochschule Fulda, University of Applied Sciences Fulda

Advisory Board:
IT Donatella Donati – Modena
ES Cristina Salas – Barcelona

PROGETTO
L’obiettivo del progetto è migliorare l’impatto con la polizia e il sistema giudiziario delle donne che hanno subito violenza nelle relazioni di intimità.

Il progetto parte dall’analisi che l’emersione della violenza di genere costituisce ancora un serio problema: troppe donne subiscono in silenzio la violenza perpetrata dal loro partner. Non chiedono aiuto e non denunciano. Quando decidono di parlare o di denunciare, allora gli operatori di giustizia devono essere in grado di assistere la donna sia nella emergenza della prima fase acuta che nel periodo successivo, che può prolungarsi nel tempo.
La decisione della donna di denunciare la violenza subita  generalmente viene assunta quando entra in contatto o con le forze di polizia o con un legale (sia privato sia legato a una associazione di donne). Questo è il momento cruciale per l’emersione della violenza: gli operatori devono conoscere le modalità per aiutare la decisione della donna sia di chiedere sostegno sia di denunciare. Tale capacità impone anche un appropriato percorso per formulare valutazioni cliniche adeguate, nonchè idonee a costruire un valido interfaccia con le forze di polizia al fine di raccogliere elementi a scopo forense e coordinare la strategia probatoria.
Purtroppo in molti casi l’approccio alla donna che ha subito violenza non è professionale e non è multidisciplinare, come invece occorrerebbe. Sempre più spesso gli operatori di polizia e di giustizia si sentono inadeguati e chiedono di essere formati professionalmente. Chiedono anche di essere messi in relazione con gli altri operatori impegnati contro la violenza, nonché con le associazione delle donne.
Spesso il reparto di Pronto Soccorso degli Ospedali costituisce il primo dei luoghi in cui la donna che ha subito violenza chiede assistenza, si rapporta con le forze di polizia e incontra le Istituzioni. Lì, qualora decida di denunciare la violenza,  incontra poi il medico-legale, il magistrato e gli assistenti sociali.
Non bisogna dimenticare che sovente la donna è accompagnata al Pronto Soccorso proprio dal partner maltrattante. Questa  evenienza esige la preparazione di tutti gli operatori a gestire il rapporto ed a interagire anche con quest’ultimo.
Certamente il percorso di presa in carico della donna che ha subito violenza è complesso e richiede particolari e specifiche modalità di intervento da parte delle diverse figure professionali coinvolte, giuridiche e paragiuridiche.
Purtroppo gli operatori delle forze dell’ordine attualmente sono spesso riluttanti a procedere all’arresto dell’aggressore e si limitano a dare consigli o a chiedere che una delle parti si allontani dal domicilio per un periodo di tempo. Quanto a magistrati e giudici, sono a loro volta restii ad imporre sanzioni significative o che incidano sulla libertà personale, perché considerano la violenza domestica un reato di minore gravità rispetto ad altri.
Ciò comporta che il maltrattatore possa reiterare il suo comportamento violento, perché sicuro di poter contare sulla sua impunità.
Anche la azione degli avvocati è spesso limitata dalla non conoscenza sia di alcuni strumenti giuridici diversi da quelli tradizionali sia delle possibilità di supporto alla donna offerte dalle strutture private e pubbliche che operano specificamente sul campo.
La conseguenza di tutti questi fattori è che la donna è poco motivata a denunciare la violenza subita dal partner.
Risulta pertanto indispensabile un approccio corretto ed integrato da parte delle forze dell’ordine e di tutti gli operatori della giustizia, adeguatamente e specificamente formati, anche per evitare la cd. vittimizzazione secondaria.
Alcune città hanno organizzato reparti di Pronto Soccorso Ospedalieri, appositamente attrezzati contro la violenza. Qui si incrociano varie esigenze.
Lo staff medico-legale deve rilevare i segni della violenza, documentarli e raccogliere i campioni biologici, sapendo che i segni della violenza variano a seconda dell’età della vittima, delle modalità con cui la violenza è stata inferta, del coinvolgimento psicologico e del contesto in la stessa si è esplicata.
Anche la procedura  e la tempistica nell’approccio alla donna devono essere adattate sia alla accoglienza e supporto alla donna sia alla raccolta delle prove.
Gli operatori di polizia devono veder soddisfatte le esigenze di perseguire il colpevole, raccogliere gli elementi di prova utili perché il percorso processuale possa fronteggiare le critiche della difesa circa i metodi investigativi, la raccolta delle prove, la documentazione medico-legale, la catena di custodia dei reperti e la validità di tutte le procedure messe in atto nel corso dell’indagine investigativa.
Insomma tutti i gruppi target del progetto - costituiti dagli operatori legali, para-legali e delle forze dell’ordine – manifestano l’esigenza di formazione multidisciplinare e di conseguire capacità di intervento integrato per affrontare adeguatamente fin dal primo contatto la problematica, con ogni salvaguardia per la donna che ha subito violenza (e non nell’isolamento individuale e nella solitudine della propria personale sensibilità).
L’idea di questo progetto si ricollega alla attività di “rete antiviolenza” che già ha iniziato ad operare in alcuni reparti di Pronto Soccorso. Queste strutture già oggi rappresentano il  luogo cruciale in cui gli operatori legali e paralegali si incontrano con i medici. Alcune città e alcuni territori hanno già iniziato ad approntare dei Pronto Soccorso specializzati, i cui addetti sono già stati interessati ad attività di formazione multiprofessionale: Milano (Mangiagalli), Torino (le Molinette), Bologna (Ospedale Maggiore) in Italia, Barcellona (Hospital Clinic) in Spagna, Fulda (Freisausscuhss Violence and protection Assessment Centre) in Germania e Bordeaux (Centre Hospital-Universitaire) in Francia si offrono come il punto di partenza per questo progetto che intende comparare e confrontare tra loro le diverse esperienze, nonché ampliare sia il numero sia la tipologia degli operatori da coinvolgere in specifiche attività formative.


Scopi generali: RETE
Creazione di una rete multidisciplinare degli operatori impegnati, ai differenti livelli, nel contrastare la violenza del partner nelle relazioni di intimità, per poter offrire una risposta coordinata e integrata nel proteggere le vittime e perseguire l’offensore.

Obiettivi principali: FORMAZIONE E RETE
1. Un alto livello di formazione incrociata, destinato a 2 gruppi di destinatari:
a) operatori della legge e forze dell’ordine, magistrati e giudici, medici legali per migliorare le loro competenze nella individuazione della violenza nelle relazioni intime sia nel primo intervento sia nelle risposte giudiziarie.
b) avvocati sia privati sia operanti in associazioni.Attrezzare una assistenza legale idonea a supportare la decisione di denunciare. Assicurare una risposta coordinata ed efficace contro la violenza nelle relazioni di intimità.
Il vademecum finale, come risultato delle sessioni di formazione, sarà lo strumento efficace, progettato specificamente per i due gruppi destinatari.
2.Confrontare i modelli di reti già esistenti e, sulla base delle loro esperienze, nonché sulla base della attività di rete costruita con il progetto, elaborare un  protocollo di rete condiviso (e esportabile).

I beneficiari indiretti sono sia l'intero sistema giudiziario sia tutte le vittime reali o potenziali.